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Giancarlo Giudice, chi era il “mostro di Torino”
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Giancarlo Giudice: chi era il “mostro di Torino” che uccise nove donne

un uomo della polizia scientifica analizza la scena del crimine

Giancarlo Giudice è il nome legato a nove omicidi commessi tra il 1983 e il 1986 tra Torino e il Piemonte. La sua storia è rimasta tra le più dure della cronaca nera italiana.

Esistono nomi che sembrano fondersi con le strade di una città, diventando un’ombra impossibile da scacciare per anni. Quello di Giancarlo Giudice nel capoluogo piemontese è rimasto legato al soprannome di “mostro di Torino”, dopo una scia di sangue che tra il 1983 e il 1986 portò alla morte di nove donne, in gran parte prostitute.

Nato a Torino nel 1952, camionista e uomo dal profilo apparentemente ordinario, Giancarlo Giudice predilegiava soprattutto donne fragili, sole e spesso emarginate

Il mostro di Torino: la scia di omicidi di Giancarlo Giudice

Il primo omicidio accertato risale alla fine del dicembre 1983, quando Francesca Pecoraro, quarantenne, venne uccisa e il suo corpo fu poi trovato carbonizzato dentro una Bianchina alla Barriera di Stura. Pochi giorni dopo toccò ad Annunziata Pafundo, strangolata e lasciata sotto la neve a Settimo Torinese.

scientifica indossa guanti sulla scena del crimine
scientifica sulla scena del crimine – newsmondo.it

Negli anni successivi la sequenza proseguì con modalità diverse ma con un tratto costante di ferocia: donne strangolate, accoltellate, colpite con spari a bruciapelo, poi abbandonate in canali, fiumi, campagne o case private. Tra i casi più pesanti c’è quello di Clelia Mollo, uccisa nel maggio 1986 nel suo appartamento del centro di Torino: secondo le ricostruzioni, venne seviziata e strangolata con una calza di nylon.

Gli inquirenti e le ricostruzioni successive hanno descritto Giudice come un assassino che sceglieva quasi sempre lo stesso tipo di vittime. Da vari media si legge che lui stesso parlò di donne “vecchie e brutte”, quasi a spiegare una scelta che sarebbe stata legata anche a un odio personale proiettato su quelle figure.

L’ultima vittima fu Maria Rosa Paoli, uccisa il 28 giugno 1986 tra l’Astigiano e il Torinese: venne colpita con due colpi di pistola e il suo sangue rimase nell’auto di Giudice, dettaglio che fu decisivo per fermarlo poco dopo.

L’arresto, la condanna e la scarcerazione

Dopo l’ultimo delitto, Giudice venne fermato per un controllo e gli agenti trovarono nella sua auto armi, munizioni, un sedile macchiato di sangue e altri elementi compatibili con l’omicidio appena commesso. Da lì l’inchiesta prese una direzione precisa. Inizialmente confessò l’ultimo delitto e indicò dove aveva nascosto il corpo, poi nei mesi successivi arrivò ad ammettere anche gli altri omicidi.

Al processo di primo grado del 1989 fu condannato all’ergastolo; in seguito, in appello, venne riconosciuta la seminfermità mentale e la pena fu rideterminata in 30 anni di carcere più 3 anni di ospedale psichiatrico giudiziario.

La sua storia non finì neppure con la condanna. Nell’agosto 1989 tentò di strangolare una guardia carceraria e per questo ricevette un’ulteriore pena. Poi, dopo avere scontato poco più di 22 anni, fu scarcerato nel 2008. Da allora vivrebbe con una nuova identità in una località non resa nota.

È anche per questo che il nome di Giancarlo Giudice continua ancora oggi a colpire così tanto: nove donne uccise in pochi anni e la sensazione, rimasta fortissima a Torino, di avere avuto a che fare con uno dei serial killer più feroci della cronaca italiana.

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ultimo aggiornamento: 24 Aprile 2026 11:06

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